Al «Black out» adesso brilla una nuova luce

A BRESCIA 08 ott 2021
Francesca Pizzalis con il marito Claudio Boldini  leggono Bresciaoggi al bar «Black out» di corso Bazoli nel quartiere di Sanpolino Francesca Pizzalis con il marito Claudio Boldini leggono Bresciaoggi al bar «Black out» di corso Bazoli nel quartiere di Sanpolino

 È dura come le rocce della sua natia Sardegna ma è accogliente e «amica di tutti», garantisce Francesca Pizzalis, barista da 26 anni e da 13 al bar «Black out» di Corso Bazoli 38 a Sanpolino, arrivata qui per amore poiché ha sposato un bresciano, Claudio Boldini, che è anche suo compagno al bancone, sin della prima esperienza a San Polo: «Quando arrivai in questa città, 33 anni fa, Sanpolino non esisteva. Aprimmo quel bar nel vecchio San Polo, facendoci presto una bella clientela, giovane, del resto eravamo giovani pure noi – racconta –. Pensavamo anche di acquistare il locale ma alla morte della proprietaria gli eredi erano di un’altra idea così, in fretta e furia, fummo costretti a lasciare tutto, fu un momento davvero brutto». Ma pensare di arrendersi mai per questa donna che ama il rischio, l’azzardo e stare tra la gente così «ci lanciammo nell’avventura qui a Sanpolino, con inizi tutt’altro che facili: il quartiere era in costruzione e l’isolamento ha pesato anche dal punto di vista della sicurezza. Abbiamo anche una tabaccheria interna al bar e abbiamo subito una quindicina di furti notturni! La zona era frequentata da persone pericolose ma poi, con l’arrivo dei primi residenti, è cambiata, è diventata un quartiere popolare e oggi va molto meglio». Al «Black out» sono tutti ben accolti: «Non faccio discriminazioni di provenienza, i miei vicini di esercizio sono gestori di due Kebab e con loro vado d’accordo – continua la barista – ma non sono ben accetti né gli ubriachi né i maleducati». I tempi duri si sono ripresentati in altra forma, quella della pandemia: «Nei primi giorni, quando non si sapeva nulla, ero terrorizzata. Non potevo tener chiusa la tabaccheria ma avevo messo ben due banchi di distanza rispetto alla mia postazione. Quando c’è stato il servizio di asporto ho aperto anche il settore bar, sempre da sola, perché ero l’unica della famiglia che usciva, non volevo che mio marito o i miei figli rischiassero». La ripresa piano piano sta dando i suoi frutti, anche se le abitudini di vita delle persone sono cambiate e quindi anche gli orari e le modalità di gestione del bar: «Adesso chiudiamo prima, non più alle 2 di notte, perché la gente non sta più fuori fino a tardi, nemmeno d’estate. Abbiamo aumentato le colazioni e la clientela diurna, che comunque non è poca. Finché c’è stato il bel tempo i tavolini utilizzati erano quelli esterni, ora anche l’interno, dove chiedo sempre il green pass e chi non l’ha sta fuori o al bancone. Per adesso non ho avuto problemi, anche se la normativa è confusa, così come confusa, anzi sbagliata, è quella del reddito di cittadinanza che ci ha creato enormi problemi nel trovare personale: tutti non volevano essere regolarizzati e a noi non sta bene il lavoro nero». Così tutta la giornata della coppia trascorre al bar, dove Francesca Pizzalis ama preparare il «pirlo ricordando però quello vecchio, che prendevano solo gli anziani e fatto con Campari, vino bianco fermo e acqua naturale. Al bar di San Polo avevo, in esclusiva, un vino veneto, il “Durello” ma è stato soppiantato dalla moda del prosecco così in questo bar non lo tengo più».•. © RIPRODUZIONE RISERVATA