di Marta Giansanti

Al «Caffè Impero» regna la grande qualità

A BRESCIA 15 nov 2021

Per dare il via a una serata degna di nota, arriva su uno dei banconi più chic della città il cocktail dal nome inconfondibile: «Bresciaoggi». Colore originale e sapore travolgente: il cocktail dedicato a tutti i nostri lettori è un omaggio all'intero territorio bresciano. E nel contesto della sfida de «Il mio bar», ecco che si aggiunge un ingrediente davvero sfizioso, magari pure un’ispirazione per tutti gli altri. La purea di mirtillo (4cl) - «rigorosamente frutti di stagione» -, il Campari (4cl) e top con l’immancabile Franciacorta Brut, rendono la new entry del Caffè Impero uno «sparkling» tutto da scoprire. Creatore del nuovo aperitivo - «ma può essere sorseggiato anche come dopocena» - è Luca Sai, noto barista, da sempre nel settore e da quasi quattro anni «approdato» nello storico bar di piazza Vittoria. Figlio d’arte, nato in una famiglia di ristoratori, Luca ha iniziato a destreggiarsi dietro a un bancone fin da adolescente, in un crescendo continuo di competenze che lo ha portato ad assumere le vesti dell’«imprenditore-titolare» oltre 15 anni fa: in principio fu lo «Specifico al Borgo Wührer», poi fu la volta del Barbar all’ombra dei due duomi, di cui è ancora proprietario in società con Pierpaolo Poli, dell’Osteria del Montenetto, fino ad arrivare in una delle piazze più belle di Brescia. «Non mi vedrei a fare altro - ammette -, nasco in questo ambiente, sono cresciuto seguendo e vivendo quotidianamente una cultura e una tradizione familiari ben radicate in me». Un’attività che «richiede grandi sacrifici» ma allo stesso tempo «colma di soddisfazioni e di gratificazioni». La più notevole, impossibile da dimenticare: salire sul gradino più alto del podio nel campionato mondiale «42 Below Vodka» in Nuova Zelanda con il cocktail «Elisir d’amore». «Piangevo come un bambino - ricorda Luca - un’indelebile esperienza che mi ha fatto amare ancor di più questo lavoro». Ed ora, dopo tanti anni, la passione è rimasta invariata: «Adoro il contatto con il pubblico, avere a che fare ogni giorno con persone diverse, fidelizzare i clienti e - aggiunge - riuscire a costruire con loro un rapporto che va al di là del tempo e del semplice saluto». Un mestiere, però, non sempre apprezzato e capito fino in fondo. «La pandemia ha acuito un problema che in realtà esiste da parecchio: la scarsa appetibilità nell'intraprendere questa strada - spiega -. Una professione, spesse volte, considerata come una sorta di palliativo in attesa di trovare altro. E di certo l’assenza di supporto delle nostre associazioni di categoria e un insoddisfacente contratto del lavoro nazionale, non aiutano ad attrarre nuovi dipendenti che si impegnino in questo mondo». Ad amplificare la difficoltà del settore nel reperire personale, venuto diffusamente a galla con la pandemia, anche le forti limitazioni: raramente ci si riposa, soprattutto durante le festività. «La prima volta che ho festeggiato il Natale è stato lo scorso anno con il lockdown: l’ho passato insieme ai miei parenti. Una cosa normale, per chi non fa parte di questo settore, ma non per me: è stato bello ma allo stesso tempo molto strano», sorride mentre racconta l’eccezionalità dell’evento -. Forse la famiglia viene un po’ trascurata, è importante avere al proprio fianco una persona che riesca a comprendere ed io l’ho trovata». •. © RIPRODUZIONE RISERVATA