Bistrot del borgo, la sfida oltre l’emergenza

IL CONTEST 06 ott 2021
Elena Confortini all’interno del «Bistrot del borgo»: un locale che anche durante i mesi più duri della pandemia non ha fatto mancare il suo supporto alla clientela del territorio Elena Confortini all’interno del «Bistrot del borgo»: un locale che anche durante i mesi più duri della pandemia non ha fatto mancare il suo supporto alla clientela del territorio

Bresciaoggi ha iniziato il contest «Il mio bar» e già viene visto come un modo per valorizzare chi, in questo anno e mezzo, non ha mai abbandonato i clienti, nonostante le difficoltà e amarezze. Come Elena Confortini del «Bistrot del borgo» a Borgo Trento, che ha ripreso senza più quella luce negli occhi che aveva all’inizio della sua avventura, nel gennaio 2019. «La pandemia ha colpito duro, sia dal punto di vista psicologico che economico - dice - perché ho sempre voluto mantenere i prezzi contenuti e la qualità elevata, ma soprattutto non far venir meno un servizio alla gente». Così il «Bistrot del borgo» ha chiuso solo quando era vietato tutto, nei primi due mesi della pandemia, ma poi, con il via libera all’asporto, Confortini si è data da fare, da sola, per soddisfare tutte le richieste. «È stato un impegno grandissimo, ma non volevo fermarmi perché i locali erano pochi e non era giusto abbandonare le persone che già erano sole e smarrite - sottolinea -: non so se lo rifarei perché, poi, non ho avuto molti riconoscimenti per questo sforzo... Una cliente si è affezionata e continua a venire anche se non è proprio vicino a casa sua, molti altri hanno subito scordato quando ero tra i pochi a rispondere al loro desiderio di caffè». L’amarezza tuttavia non la porta a rinunciare, non sarebbe da lei, da una donna che prima di aprire il bar a Borgo Trento era stata 8 anni in Guinea, come volontaria alla «Maison des Enfants», un progetto della sua famiglia, che dimostra come il desiderio di impegnarsi per gli altri faccia parte della storia di Confortini. «Maison des Enfants è stata creata da mio padre, che era cresciuto in un orfanotrofio e ha sempre voluto non abbandonare i bambini soli - spiega -. Così, nel 2000, con mia madre, ha fondato e sviluppato ciò che oggi è un complesso con orfanotrofio, centro pediatrico, scuole, impianti sportivi, terreni agricoli ed allevamenti». Confortini è tornata dall’Africa per iniziare una nuova esperienza, quella del bar, che non si è rivelata molto meno impegnativa: certo nessuno poteva sospettare un disastro di tale portata causa pandemia, e nessuno ne è uscito senza conseguenze: neppure una donna così forte come la barista, che però è ancora al suo posto, con la pazienza di «ascoltare le lamentele sui Green pass e le fatiche che non mancano - sottolinea -. Per fortuna sono riuscita a trovare Sabrina, una giovane che mi aiuta qualche ora, ma anche questo non è stato facile. In realtà cercavo una persona che avesse già esperienza, non importa se giovane o meno, ma niente». I motivi? Sono principalmente due. «Il reddito di cittadinanza, che disincentiva a lavorare o per lo meno a lavorare in regola e io con il lavoro nero non voglio avere nulla a che fare - evidenzia -. E poi il fatto che il settore dei bar è visto ancora come a rischio: in molti non se la sentono di assumersi un impegno che poi magari viene fermato dai lockdown. Quindi preferiscono orientarsi verso settori che non hanno mai chiuso». Nell’attesa l’auspicio che il contest di Bresciaoggi le sia di sollievo e la clientela riconosca il valore del «Bistrot del borgo» inondandolo di tagliandi! •. Ir.Pa. © RIPRODUZIONE RISERVATA