Il bar «Cico», una storia lunga trent’anni

IN VALSABBIA 20 ott 2021
Dal 1991 Eloise guida il bar «Cico» di Casto: un’attività che prosegue da lungo tempo, che ha scavalcato le difficoltà della pandemia e che adesso si sta nuovamente rilanciando Dal 1991 Eloise guida il bar «Cico» di Casto: un’attività che prosegue da lungo tempo, che ha scavalcato le difficoltà della pandemia e che adesso si sta nuovamente rilanciando

Fa parte della storia del paese il bar «Cico» di Casto, nato anche per ricordare papà Domenico, per tutti «Ciclisto», scomparso tragicamente una ventina d’anni fa. Lo racconta Eloise Colbrelli, 50 anni, sposata con Maurizio nel 1991 a 19 anni, con una figlia, Jenny, oggi 25enne: «Tutto è iniziato ancora su alle “Stalle”, dove mamma Caterinam andava avanti un bar-ristorante. Ed io fin dai primi anni di vita ho assaporato l’atmosfera da bar, e mi sono subito innamorata. È lì alle “Stalle” che è scoccata la scintilla». Lasciate le «Stalle» Eloise, insieme a mamma e papà ed ai 3 fratelli, tutti più grandi, Giancarlo, Robertino e Federico, si è spostata a Casto, nella casa in cui lei ancora vive col marito: «Poi nel 1994 decisi: basta far l’operaia, prendo in gestione il bar e lo chiamo “Cico” per ricordare papà». Da allora Eloise si è dedicata a questo lavoro che ama ma che è impegnativo: «Si, non è facile. Perché spesso curare il bar ha voluto dire esser impegnata lì dalle 5 del mattino alle 11 della sera, con solo il marito che di quando in quando, se c’è bisogno, mi dà una mano». Questo oggi. Ma non è iniziata così, vero? «Inizialmente, ma parliamo di oltre 25 anni fa, con me c’era l’amico Osvaldo, socio nel bar, che poi ha scelto di andarsene. Allora ha cominciato a darmi una mano mia madre, che già era del mestiere. Ma poi anche lei, come papà, è mancata piuttosto presto. A quel punto è arrivata Maurizia, castense emigrata a Provaglio Valsabbia, che è stata con me qualche anno. Ora, da molto sono sola, con qualche aiuto di Mauri, mio marito». Curioso come il soprannome di papà Domenico, per tutti «Ciclisto», sia stato profetico: forse nel nome non c’entra niente la bicicletta, ma sta di fatto che «Chicco», il più giovane dei 3 fratelli maschi di Eloise, abbia dato i natali 31 anni fa, con Fiorelisa, ad un certo Sonny Colbrelli, vincitore quest’anno dei campionati italiano ed europeo e della Parigi-Roubaix 2021: un nipote di cui andare orgogliosi e per i successsi del quale non sono di certo mancati i brindisi. Tornando al bar, com’è andata in epoca Covid? «Il lavoro è molto calato, ma non ho mai chiuso. Facevo da asporto. Devo proprio ringraziare i miei clienti fissi che sono sempre rimasti con me, e tutte le attività del circondario che mi sono state vicine. Ora c’è una buona ripresa, anche se ancora non si è tornati agli antichi livelli. Una cosa però l’ho notata: il Covid ha ucciso il gioco delle carte, prima molto in voga con Briscola, Ramino, Scala40, Trisac e Tresette. Ora non so mica se si riprenderà a giocare». Una cosa è certa, dopo 30 anni di onorato servizio al di là del bancone del bar, Eloise la pensa ancora allo stesso modo di quel 1991 in cui aprì: «Mi piace proprio fare la barista». •. © RIPRODUZIONE RISERVATA