«L’unica luce accesa in quartiere»: così Gabriella Liberini definisce il «Bar della Piazza» di Caionvico, gestito da lei e dal figlio Valerio Frera in una zona dove tutto ha chiuso mentre loro, con coraggio e un pizzico di follia, hanno aperto il primo aprile del 2021, quando ancora i bar e i ristoranti erano chiusi, causa pandemia, con la possibilità del solo asporto. Ma la voglia di iniziare era troppa e il primo giorno dietro al bancone, pur senza clienti all’interno del locale, Valerio Frera ha provato «felicità – ammette con franchezza – unita ad un poco di timore perché era il mio primo lavoro in assoluto, ma ho sempre sperato di aprire un bar perché mi fa ritornare alla mia adolescenza». Adolescenza passata, sebbene non da una vita poiché Valerio è un giovane uomo nel fiore della vita, che in sei mesi di attività ha già fatto tanti passi in avanti ma vuole migliorarsi: «Mi piacerebbe diventare un vero barman, imparare a fare i cocktail per esempio, come Tom Cruise nel film anche se io non li lancerei in aria!». Del resto non ci sarebbe nemmeno troppo spazio in altezza, poiché il locale ha una storia centenaria e fa parte di un complesso architettonico di rara bellezza, che si può godere appieno solo guardandolo dal vivo: nel 1924 divenne dapprima una mescita di vino con successiva possibilità di somministrazione di bevande e cibo; ma la struttura muraria è del 1400, fu un convento e pure un ospedale. Oltre alla saletta dell’ingresso, dove v’è il bancone e la rivendita di giornali e tabacchi, il bar ha dei tavolini esterni che si affacciano sulla piazzetta del borgo e dove, quest’estate, si sono svolte varie iniziative di socialità quali le serate a tema gastronomico come le salamine o hot dog, ma anche proposte culturali che oggi possono usufruire del saloncino interno, un tempo la «sala del biliardo». Qui è stata organizzata una mostra di arte del maestro Marco Fortunato e successivamente laboratori creativi, di cui uno, in corso e già pieno, è dedicato alla narrazione autobiografica. La letteratura è proprio nell’animo di Liberini, poliedrica donna che ha dedicato la vita al lavoro in sanità (in pensione dall’Ospedale da gennaio), alla militanza in Medicina Democratica, nella Cgil e in altre realtà e che oggi si ritrova «temporaneamente barista per aiutare mio figlio nei primi passi, ma poi camminerà da solo», promette. Intanto prepara caffè, tesse relazioni con la gente del quartiere di cui si prende cura, con le parole e i sorrisi: nelle inevitabili discussioni su green pass, vaccini e pandemia Liberini cerca di far capire l’importanza della salute e dell’attenzione a sé, primo passo per la protezione di tutti. Parole che diventano anche poetiche nei momenti di pausa, intimi, raccolti, oppure parole letterarie che si danno al mondo attraverso, appunto, i corsi di scrittura e le presentazioni di libri, come quella in calendario il 23 ottobre alle 18 con l’autrice Viola Shkembi e il suo libro di poemi in prosa dal titolo: «Così la notte si confonde e non mi trova». L’appuntamento sarà nel saloncino dove è stato allestita l’ultima chicca del «Bar della Piazza»: l’impianto stereo per il vinile. Valerio Frera e Gabriella Liberini ne sono orgogliosi: «Tutti potranno portare qui i loro vinili e ascoltarsi insieme, nel pieno spirito del nostro locale che è quello dell’accoglienza senza confini». Un angolo di pace do ve trascorrere momenti sereni con una compagnia che sia senz’altro ben gradita.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Il «Bar della Piazza» illumina Caionvico
Gabriella Liberini insieme al figlio Valerio Frera all’interno del locale