Un gustoso «Check in» tra caffè e aperitivi

NELLA BASSA 25 ott 2021
Riccardo Gritti insieme alla mamma Paola Battogliola e alla nonna Claudia Merlo: insieme sono al timone del bar «Check in» in via Duca d’Aosta a Manenrbio Riccardo Gritti insieme alla mamma Paola Battogliola e alla nonna Claudia Merlo: insieme sono al timone del bar «Check in» in via Duca d’Aosta a Manenrbio

Già il nome, «Check in», il bar al numero 9 di via Duca d’Aosta, a Manerbio, invita a passare da lì, a farci una fermata, breve o lunga che sia, prima di andare da qualsiasi altra parte, quasi fosse una porta sul mondo, che ti autorizza a volare verso qualsiasi destinazione. Poi c’è la simpatia del giovane titolare Riccardo Gritti, che con i suoi 22 anni, trasmette allegria, ha sempre la battuta pronta, ha piacere se il cliente dopo aver bevuto un caffè o una qualsiasi bevanda se ne esce con il sorriso: «Sono di carattere aperto ed ho la battuta facile, se riesco a far sorridere sono davvero contento, mi piace se la gente esce da qui con il cuore più leggero» dice. Il bar, in via Duca d’Aosta a Manerbio, lo hanno aperto vent’anni fa, la nonna Claudia Merlo, che oggi ha 70 anni, e la mamma Paola Battagliola, che di anni ne ha ora 45, dopo aver fatto un corso ad hoc: «L’azienda dove lavorava aveva chiuso ed ha pensato di cambiare attività, convinta che il bar le avrebbe dato un’opzione migliore di vita». Così nel maggio del 2001 hanno alzato per prime la saracinesca. A loro si è unito anche il fratello di Paola, Andrea, cui si deve la scelta del nome «per trasmettere l’idea che si tratta di un posto di transito, per poi poter andare ovunque, un posto piacevole - riprende Riccardo - Poi per lo zio questo lavoro era stancante, così ha mollato cambiando genere di attività e sono arrivato io». Dopo aver frequentato la scuola alberghiera, abituandosi al lavoro di cucina e bancone, un paio di anni fa ha deciso di entrare nell’attività di famiglia. Lavorare a fianco della propria mamma non gli «pesa affatto, abbiamo un bellissimo rapporto ed andiamo d‘accordo quasi su tutto. Anzi se talvolta viene ancora anche la nonna a darci una mano, non ci fa che piacere». Insomma la gestione e dimensione familiare «sono per me un valore in più che rende ancora più piacevole il mio lavoro». La sua formazione gli consente inoltre di sbizzarrirsi in tramezzini, toast e stuzzichini sempre originali, soprattutto in qualche cena organizzata da amici. Ma anche preparare cocktail e long drink gli dà gusto con spritz all’Aperol o al Campari sempre molto gettonati. Al mattino si va di colazioni con clientela un po’ più «d’antan», ma il piatto forte sono appunto gli aperitivi, quando nel tardo pomeriggio sono i giovani ad animare i tavolini e a garantire ordinazioni a gogo e lavoro senza sosta per i baristi: «Da noi va molto il vino, come il Lugana di Carlo Zenegaglia del Garda, rossi e bianchi, sia fermi che mossi, di qualità e molto apprezzati». Il locale è aperto dal lunedì fino alla domenica a mezzogiorno e si prende solo mezza giornata di pausa, «ma non ci pesa, siamo abituati a stare in piedi». La passione è garantita dalla competenza e dal fatto «che ci piace stare a contatto con le persone, i rapporti umani sono sempre arricchenti, se poi riesco anche a suscitare un attimo di buon umore mi sento appagato». E cosa si può leggere in un bar all’insegna della simpatia? Oltre all’immancabile Gazzetta dello sport, quasi sinonimo di bar, sui tavoli c’è ovviamente Bresciaoggi.•.